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16 marzo

diatriba

Diatriba

L’uomo è padrone o figlio della natura?

Questa è la domanda fondamentale che da sempre è presente nell’uomo, ma che mai come ora cerca risposta, in quanto alimentata da previsioni di catastrofi ambientali imminenti da una parte e pronte smentite dall’altra, prove concrete che poi si rivelano solamente supposte tali, certezze antiche e smarrimento di fronte a nuovi imprevisti scenari.

Quanta influenza hanno le attività umane sugli equilibri del sistema-ambiente? E’ veramente in ginocchio l’ecosistema? Oppure è ancora l’immensità e la forza della natura a dettare legge a cui l’uomo deve necessariamente obbedire, consapevole della propria inferiorità?

Prendiamo ad esempio il fenomeno “surriscaldamento del pianeta”, ammettendolo come certo (l’inverno 2006/2007 si dice essere stato l’ulteriore conferma della tendenza in crescendo delle temperature medie, in quanto il più caldo degli ultimi 200 anni); è da chiedersi: fa parte del naturale ciclo di riscaldamento e raffreddamento del pianeta (le ere glaciali non son certo causa dell’uomo!) oppure è riconducibile alle attività umane? Conosciamo a sufficienza la natura ed i meccanismi che la regolano per poter affermare con certezza l’una o l’altra verità? La conclusione è ad oggi un secco no. La natura conserva ancora, per molti versi, il proprio mistero. Ciò non significa che non può essere stata manipolata dall’uomo; al contrario, proprio l’ignoranza (intesa come non completa conoscenza) verso la natura può essere la causa di un suo non corretto utilizzo.

In questo quadro si sono avanzate svariate teorie provenienti da più voci, spesso discordanti; ciò non fa altro che aumentare lo stato di confusione nell’opinione pubblica, alla quale viene spesso mascherato che in gioco ci sono molti aspetti (economici in testa) che sono ben lontani dalla ricerca della risposta alla domanda posta all’inizio del paragrafo; anzi oserei affermarne la strumentalizzazione ai fini del tornaconto personale, sia da parte dell’ottica che pone l’uomo figlio della natura (quindi autorizzato a succhiarne il seno fin che gli è consentito di farlo) che dall’altra.

Poniamo allora la possibile casistica riassunta in questi due punti:

· Se l’uomo non è artefice dei cambiamenti in atto, o comunque lo è solo in minima parte, allora non può far altro che assistere passivamente agli eventi imposti da madre-natura, e tutti gli sforzi ed accorgimenti per la tutela ambientale sarebbero vani.

Questo modo di pensare camuffato con le false vesti dell’autocommiserazione nasconde invece un comportamento opportunistico volto a sfruttare in modo sfrenato ciò che attualmente, con poco dispendio, si può ottenere dalla natura senza porsi la necessità del dubbio, che sta alla base di ogni più approfondita analisi.

· Il modo meno vile di agire, di ampia veduta, che getta speranze su un futuro più consapevole, è allora il porsi nell’ottica che vede le attività umane realmente portatrici di cambiamenti nel clima terrestre, con ripercussioni supponiamo negative su tutto l’ecosistema, con conseguenze sia dirette che indirette anche per l’uomo, quindi carnefice e vittima al tempo stesso.

Solo in questo modo l’uomo potrà sostenere di aver almeno provato, con tutte le sue capacità, a mantenere la Terra un posto vivibile come lo è stato fino ad ora, ne più né meno di questo.